ANSI CESANO


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L’ Assemblea Generale dei Soci effettivi ha votato all’unanimità la proposta del Presidente Mar. Magg. “A” (f.) Cav. Vito LEONE di dedicare la Sezione alla Medaglia d’Oro alla “memoria” Al Valore dell’ Esercito al Tenente Giulio RUZZI nato il 24 febbraio 1965 a Roma.

SI ALLEGA IL DECRETO N. 120
DEL 1 AGOSTO 1995

Febbraio dell’anno 1994: la missione IBIS 2 in terra di Somalia volgeva al termine; il contingente dell’ Esercito Italiano era in quei giorni impegnato soprattutto nella realizzazione di misure e procedere che, nel mentre risultassero idonee a consentire un disimpegno ordinario e sicuro, fossero anche contestualmente garanti dei difficili equilibri interni, perseguiti all’insegna della bandiera dell’ONU, ma conseguiti soprattutto nel nome dell’Italia.
Era questo, in breve sintesi, il quadro operativo del momento, apparentemente tranquillo, quando una ingrata mano omicida esprimeva i suoi non sopiti sentimenti di odio con una violenta scarica d’arma automatica, inopinatamente mirata contro un reparto italiano che, per esigenze esclusivamente logistiche, si trovava ad attraversare il centro abitato di Balad.
Il calendario della giovane esistenza del Ten. Giulio RUZZI si arrestava così alla data del 6 febbraio 1994.
Giulio era un “ragazzo” aitante, buono, serio figlio di questa terra di Cesano di Roma, in Via Senio, 36 Villaggio Militare e qui stimato, da molti amato, da tutti benvoluto.
Al Ten. Giulio RUZZI veniva concessa una Medaglia d’Oro al Valore dell’Esercito con la seguente motivazione:
<< Ufficiale facente parte del Contingente IRALFOR <<IBIS 2>> impegnato nell’operazione di >>PEACE KEEPING>> in Somalia, durante un movimento logistico tra Giohar e Balad, veniva coinvolto, con tutto il personale della colonna di cui faceva parte , in un conflitto a fuoco scaturito da un agguato teso da una banda armata nell’abitato di Balad. Sebbene ferito, riusciva ad arrestare il mezzo che conduceva ed a defilarlo a ridosso di alcune case, permettendo così al rimanente personale di reagire al fuoco, Prontamente, nonostante la ferita riportata, manifestava l’intendimento di concorrere alla reazione di fuoco sviluppata dalla propria unità. Successivamente veniva di nuovo colpito mortalmente, immolando così la sua giovane vita per un ideale di pace e di solidarietà tra i popoli.
Chiarissimo esempio di coraggio, determinazione ed interiorizzato senso del dovere>>.
Balad (SOMALIA), 6 febbraio 1994

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